STORIA DI B17 ovvero LA GRANDE ILLUSIONE

44R/B17 nacque nel 1955 nell’allevamento californiano Wilson.

44R era la sigla dell’allevamento

B l’anno di nascita

17 il numero d’ordine del cincillà.

Nato da genitori standard, questo animale aveva un pelo uniformemente bianco con occhio nero. Non si trattava quindi di un albino ma di una vera e propria mutazione: primo caso nell’allevamento del cincillà.

La nascita di B17, seguita da quella di altre mutazioni di colore, fu considerata da principio come una fortuna incredibile, dapprima per i proprietari ma anche per la generalità degli allevatori.

Al giorno d’oggi, con il senno di poi, occorre ammettere che i risultati ottenuti non sono stati quelli che all’ora ci si era attesi.

Se si eccettuano i proprietari dei primi riproduttori di mutazione che sono stati venduti a dei prezzi astronomici fino a 15.000 – 20.000 dollari il che rappresentò specie per allora una somma niente male.

Caratteristica che rende il cincillà unico rispetto a tutti gli altri animali è l’Agouti, con l’apparizione delle prime mutazioni negli anni ’50  alcuni mutanti non avevano più il pelo Agouti.  I Wilson e gli altri Tower hanno un pelo piuttosto più tendente al lanoso rispetto al cincillà standard che è essenzialmente setoso.

A livello biologico, si può definire la mutazione come l’apparizione, in una linea vegetale o animale, di un carattere nuovo in rapporto a quello degli ascendenti, compatibile con la vita e la riproduzione del mutante, che si eredita secondo le stesse leggi dei caratteri preesistenti.

Quindi secondo le teorie dell’evoluzione della specie, per intenderci quelle di Darwin, tutte le mutazioni non si possono trasmettere, dunque fissare, se non nella misura in cui non apportano un miglioramento nella possibilità di sopravvivenza della specie.

Quindi se si porta questa teoria all’estremo si può considerare che tutte le mutazioni sono per definizione effimere, giacchè il nuovo tipo, a partire dal momento in cui apporta un miglioramento, va a rimpiazzare totalmente, dopo un certo tempo il vecchio (in questo caso è originariamente lo “standard”) per diventare esso stesso tipo standard.

Nel cincillà selvatico, sia Brevicaudata che Lanigera, le mutazioni di colore non si sono mai fissate nel genotipo degli individui perché non hanno apportato alcun miglioramento alle possibilità di sopravvivenza degli animali,  semmai il contrario.

In effetti il colore grigio bluastro dei cincillà selvatici, colore dei nostri standard, permetteva agli animali di confondersi perfettamente con l’ambiente dunque offriva loro la possibilità di nascondersi il più possibile dalla vista dei loro predatori (i rapaci delle Ande in primo luogo).

Al contrario un cincillà di colore differente attira facilmente il predatore perché si distingue nettamente dalla massa degli altri individui quindi è predato prima degli altri. In questo modo la mutazione naturale non riesce a svilupparsi, è quella che noi chiamiamo selezione naturale della specie.

Nell’allevamento questa selezione naturale effettuata dal predatore non esiste. Al contrario ogni nuova mutazione di colore che appare spontaneamente è favorita  e amplificata, questo permette, dopo un certo tempo, alla mutazione di venire fissata nel patrimonio ereditario.

Si può considerare che una specie animale che presenta delle mutazioni di colore rispetto al tipo che l’origine sia una pura fabbricazione di fatto operata dall’allevatore da quando si verifica la fissazione del genotipo.

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