Durante i miei viaggi tra i vari allevamenti esteri, ho sempre trovato qualcosa da imparare negli allevamenti del Nord Europa.

Piccoli segreti che ho mantenuto e che dovrò presto tramandare e poi ancora i vari sistemi di alimentazione e i sistemi di operatività nei vari allevamenti. Già 20 anni fa proprio negli allevamenti del Nord Europa si preoccupavano delle giuste dimensioni delle gabbie per cincillà e della cubatura dei locali di allevamento e quindi a fare attenzione al sovraffollamento dei loro ambienti.   

20 anni fa l'alimentazione in molti posti era ancora quello che era e tra i tanti svantaggi del non conoscere le esigenze alimentari del cincillà era facile trovare fino anche al 70% dei cincillà di allevamenti mal curati la tricofagia.

Non era solo alimentazione che causava questa "malattia" ma anche il modello delle gabbie e l'ambiente di allevamento oltre che spesso a caratteristiche genetiche.

Oggi per chi ha un cincillà la tricofagia ormai in Italia è un fattore sconosciuto, ma neanche si sa che sono stai curati alcuni aspetti dagli allevatori che sono alimentazione, gabbia, ambiente e genetica.

Qui segue una intervista fatta a una esperta allevatrice di cincillà del Nord Europa a proposito della tricofagia che all'epoca era un male pari a un vero flagello.

 

Intervista a una esperta allevatrice di cincillà del Nord Europa

 

La tricofagia ha già generato molte discussione nel corso degli anni e sono stati espressi

svariati pareri sulla causa di questa probabile circostanza. Tuttavia non è mai nata una

cura soddisfacente al Problema.

Nel corso degli anni, sono migliorate le cure per i cincillà e le soddisfazioni dei loro  

bisogni nutrizionali, cosa che ha contribuito a ridurre il problema. lnoltre, la graduale riduzione dalla riproduzione dei cincillà che mostrano la tricofagia fatta da parte degli allevatori, per cui oggi è meno probabile comperare un animale che si trasformerà in un chewer (termine inglese che nel gergo dei cincillicultori significa animale tricofagiato). Questo problema è dunque ereditato?

Sembra che determinati animali siano più inclini a rosicchiare la pelliccia rispetto ad altri. Ma di sicuro non tutti i cincillà, anche se della stessa linea di riproduzione,

mangeranno la propria pelliccia. La ricerca ci dimostra che i cincillà possono trasmettere

determinate malattie attraverso i propri geni, così potrebbe essere possibile trasmettere

geneticamente la tricofagia da una generazione all'altra? Osservando i cincillà è facile

notare che alcuni siano più nervosi rispetto ad altri. Questi più nervosi sono quelli che

meno si adattano ai nuovi cambiamenti ambientali. Molti fattori gli danno l'apparenza di

essere più debole, dal comportamento nervoso, all'allevamento insoddisfacente, nel modo

di giocare e passare le giornate, dal rmodo di sprecare l’alimento, fanno capire che

questo animale è più debole e suscettibile ai problemi di salute tra i quali anche la

tricofagia.   

I giovani nati da questi tipi di animali prenderanno la predisposizione nervosa dai propri

genitori. E ‘possibile, tuttavia, negli incroci di questi animali con quelli geneticamente più

forti diluire e diminuire le probabilità di avere nuove generazioni con caratteristiche

nervose e mangia-pelo. Ma non significa necessariamente che il problema sarà risolto.

Per questo motivo, molti selezionatori non allevano e non mettono più in riproduzione

intere linee dove ci siano stati casi di tricofagia. Anche se il tipo di cincillà più debole è il

più propenso alla tricofagia, non si deve per forza incolparlo, ma vanno piuttosto tenute in

considerazione anche le circostanze entro cui interagisce.

Ci sono molti fattori che il proprietario deve considerare prima di togliere dalla riproduzione il cincillà chewer per sempre.

Molti allevatori di cincillà allevano gli animali in gabbie col fondo in rete, ambiente

angusto per l'animale che deve viverci per tutta la vita. Per risolvere il problema basta

disporre sul pavimento della gabbia o collocare in una zona rialzata della gabbia una

tavoletta di legno o anche una casettina dove l'animale possa anche entrarvi dentro.

Allo  stesso modo è stato notato che spostando un cincillà tricofagiato da una gabbia col fondo in rete ad una col fondo con il cassettino e truciolo di legno, spesso non solo smette di mangiare la pelliccia, ma riprende di peso e perde anche il carattere nervoso"

Spessò anche la vostra gabbia potrebbe rivelarsi il reale problema degli animali. La gabbia

è disposta in un luogo dove passa spesso gente? Ci sono vibrazioni sonore? Come ad

esempio quelle di una lavatrice o bambini che gridano? L'abbaiare dei cani? Un cincillà

può abituarsi facilmente ai rumori dell'ambiente che lo circonda, ma i rumori intermittenti o

improvvisi possono causargli solo stress.

C'è ha considerare anche il fattore di stimolo del cincillà. Come si tiene occupato il

vostro cincillà per tutto il tempo in cui è sveglio dentro la propria gabbia? Anche se lo

lasciate libero per qualche tempo fuori della propria gabbia, il cincillà ha ancora molte ore

da riempire, soprattutto durante la notte. Considerate che più ha dei passatempi dentro la

gabbia con cui giocare e divertirsi e meno tempo ha a disposizione per rosicchiarsi la

pelliccia.

Mantenendo i cincillà in un ambiente troppo caldo e troppo umido può dar inizio alla

tricofagia. Se l'aria dell'ambiente è troppo umida viene assorbita dalla pelliccia dell'animale

'causando irritabilità e inducendo il cincillà a rosicchiarsi il proprio pelo. Caso contrario

estremo se l'aria è troppo asciutta specie in inverno in un ambiente con riscaldamento

centralizzato, ciò porta alla secchezza del derma degli animali e quindi ulteriore irritabilità

e tricofagia.  

Tutti i fattori sopra elencati devo essere tenuti in considerazione se si possiede un

cincillà chewer e quindi indirizzarlo sulla strada del recupero. Anche qualcosa di molto più

semplice, come la mancanza di vitamine nella dieta potrebbe innescare questo problema,

Occorrerà tempo e forse il vostro animale non potrà rmai trovare una cura, potrebbe essere uno di quelli  che lo hanno ereditato dalla generazione precedente.

 Ma prestate attenzione ai bisogni dei vostri animali e provate a cambiare il suo ambiente per provare a curare il problema. Ricordate che occorrono circa 90 giorni per un cincillà perché ricresca la propria pelliccia. Bisogna essere pazienti ed effettuare prove cambiando un fattore per volta, chissà potreste impiegare un anno, ma potrete risolvere il problema alla radice e rivedere i vostri animali belli con tutta la propria pelliccia a posto!

 

 

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